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Acqua e lenti a contatto: un rischio importante

Quella che segue è una traduzione di un articolo del BCLA (British Contact Lens Association) circa i rischi di infezione da Acanthamoeba.

Molto in breve possiamo dire che nell’acqua esistono dei microorganismi che naturalmente non sono pericolosi per l’occhio, ragione per cui possiamo fare il bagno in piscina o al mare, la doccia o lavare con acqua senza correre normalmente rischi. Questi microrganismi sono presenti in ogni tipo di acqua, anche quella in bottiglia o quella clorata delle piscine.

Quando questi microrganismi però incontrano un occhio di un portatore di lenti a contatto hanno delle facilitazioni non indifferenti per attaccarlo. Anzitutto l’occhio può essere leggermente abraso per la semplice rimozione o l’inserimento delle lenti, trovandosi così con le difese molto ridotte. Inoltre il microrganismo può sfruttare la lente a contatto come “nido”, come mezzo di stabilizzazione per avere il tempo necessario ad attaccare la cornea prima che la normale azione delle palpebre o della lacrima possano allontanarlo dall’occhio stesso.

Se questo organismo attacca l’occhio le conseguenze sono quasi sempre estreme e difficilmente recuperabili.

La miglior difesa è quindi la prevenzione, oltre che la massima attenzione nell’uso e la cura delle lenti secondo le indicazioni fornite.

Come ridurre il rischio di infezioni

Non permettere mai all’acqua di entrare in contatto con le lenti a contatto o con la custodia per lenti a contatto.

Non sciacquare mai le lenti con l’acqua del rubinetto poiché può contenere impurità che possono contaminare o danneggiare le lenti e causare gravi lesioni agli occhi e perdita della vista.

Se ritieni che le tue lenti a contatto o la custodia delle lenti a contatto possano essere state contaminate con acqua, sostituiscile immediatamente con altre nuove.

I problemi con le lenti a contatto sono fortunatamente rari ma la ricerca mostra che è più probabile che si verifichino se non vengono seguite le procedure igieniche raccomandate. Ecco perché è importante ascoltare attentamente i consigli dello specialista in lenti a contatto e seguire sempre le istruzioni sull’uso e la cura delle lenti, oltre a quelle del produttore delle lenti a contatto.

Cos’è l’infezione da Acanthamoeba

Un tipo di infezione che colpisce la cornea, la parte anteriore trasparente dell’occhio, è la cheratite da Acanthamoeba, una condizione rara ma molto dolorosa e pericolosa che può causare perdita della vista.

Negli Stati Uniti, circa l’85% dei casi si verifica negli utilizzatori di lenti a contatto. L’incidenza della malattia nei paesi sviluppati è approssimativamente da 1 a 33 casi per milione di portatori di lenti a contatto.

L’organismo che causa l’infezione, l’Acanthamoeba, è stato trovato in quasi tutti gli ambienti, inclusi suolo, polvere, acqua dolce e acqua di mare. L’Acanthamoeba si trova in piscine clorate, vasche idromassaggio, acqua di rubinetto domestica e persino nell’acqua in bottiglia. È anche presente, senza causare infezione, nei passaggi nasali di persone sane.

I fattori di rischio per l’infezione nei portatori di lenti a contatto includono:

  • Uso dell’acqua del rubinetto per la cura delle lenti (per sciacquare le lenti o la custodia)
  • Indossare le lenti durante il nuoto (soprattutto senza occhiali), in doccia o nelle vasche idromassaggio
  • Utilizzare soluzioni per la cura delle lenti inefficaci o errate
  • Non seguire le istruzioni per la cura delle lenti

Sintomi

I sintomi della cheratite da Acanthamoeba includono la sensazione di avere qualcosa negli occhi, lacrimazione, visione offuscata, sensibilità alla luce, gonfiore della palpebra superiore e dolore estremo. Se si verifica uno di questi sintomi, rimuovere le lenti a contatto e consultare immediatamente il medico oculista o il pronto soccorso.

Se l’infezione viene riconosciuta in anticipo, quando è interessato solo lo strato superficiale della cornea, si può provare a rispondere rapidamente mediante trattamento (non sempre efficace). Tuttavia, se l’infezione viene riconosciuta in un secondo momento, può essere necessario un trattamento intensivo fino a 12 mesi (non sempre efficace). L’infezione può ripresentarsi anche dopo il trattamento.

La maggior parte dei casi di cheratite da Acanthamoeba è prevenibile se i portatori di lenti a contatto seguono le istruzioni fornite dal loro specialista e sui loro prodotti per la cura delle lenti. I portatori di lenti a contatto che non rispettano queste istruzioni possono aumentare il rischio di infezione da Acanthamoeba e altri organismi.

Non tutte le soluzioni per lenti a contatto hanno la stessa capacità di disinfezione, quindi non è consigliabile cambiare soluzioni senza il consiglio del proprio specialista.

Acqua e lenti a contatto: un rischio importante2020-01-29T13:55:04+00:00

Lavarsi le mani: sei sicuro di farlo bene?

Una miniguida a cura della WHO – World Health Organization su come lavarsi le mani con efficacia. Da tenere presente sempre ed in particolare quando si usano le lenti a contatto.

WHO hand washing
Lavarsi le mani: sei sicuro di farlo bene?2020-01-29T13:55:04+00:00

Lenti a contatto e salvaguardia dell’ambiente: come fare

Microinquinamento da plastica

Sebbene possa sembrare che la plastica che compone le nostre lenti a contatto sia una quantità irrisoria, essa sta generando non pochi problemi ambientali. L’abitudine di gettare le lenti a contatto monouso direttamente nel WC fa sì che tonnellate di plastica (hai letto bene, TONNELLATE) si riversino ogni giorno nei sistemi di depurazione e filtrazione, danneggiandoli, riducendone l’efficacia e finendo poi con il generare un inquinamento da microparticelle plastiche forse ben più subdolo di quello visibile che ogni giorno abbiamo davanti agli occhi. Non vedere significa non rendersi conto della gravità del problema, non vedere significa venire a contatto e magari bere acqua inquinata ogni giorno senza rendersene conto.

Contenitori e scatolame: altri inquinanti

Non dimentichiamo infine che oltre alle lenti, completano il quadro inquinante gli astuccini (con una quantità di plastica ben maggiore) e le scatole in cartone. Tutti questi prodotti possono avere un impatto bassissimo se correttamente smaltiti o possono contribuire a rovinare il Mondo in cui viviamo se gestiti senza regole.

Ecco i consigli utili a gestire bene lo smaltimento delle vostre lenti a contatto.

smaltimento lenti a contatto
Lenti a contatto e salvaguardia dell’ambiente: come fare2020-01-29T13:55:04+00:00

Lenti a contatto: consigli utili

Per poter sfruttare al meglio ed usufruire il più a lungo possibile dei vantaggi che le lenti a contatto offrono è importante usarle bene, soprattutto per salvaguardare la salute dei propri occhi. Vi diamo alcuni suggerimenti da tenere in considerazione:

  • Lava accuratamente le mani prima di toccare ed indossare le lenti.
  • Pulisci e disinfetta bene le lenti (salvo quelle monouso che vanno gettate) dopo averle utilizzate, lasciandole nell’apposito contenitore per almeno 4-6 ore o comunque conformemente a quanto indicato dal manuale d’uso del prodotto indicato dal tuo applicatore.
  • Ogni volta che si ripongono le lenti nel portalenti, metti del liquido nuovo e, dopo ogni utilizzo, svuota e fai asciugare il contenitore.
  • Chiudi sempre i tappi delle soluzioni di manutenzione.
  • I portalenti vanno puliti frequentemente con la soluzione per le lenti a contatto, lasciati asciugare quando sono vuoti e sostituiti periodicamente (almeno ogni mese).
  • Non lavare mai le lenti o il contenitore con acqua corrente (rubinetto o altro).
  • Getta le lenti monouso dopo ogni utilizzo.
  • Sostituisci  le lenti alla scadenza e dopo il periodo di vita programmato dall’apertura, anche se le lenti non vengono utilizzate.
  • Se le lenti non vengono utilizzate, effettua il ciclo di pulizia almeno ogni due-tre giorni.
  • Evita l’uso delle lenti durante il bagno al mare o in piscina. Se strettamente necessario e se indicato dallo specialista utilizza solo delle lenti monouso, proteggendo gli occhi dal contatto con l’acqua tramite occhialini stagni e gettando via le lenti subito dopo l’uscita dall’acqua. L’utilizzo di lenti a contatto quando persiste il rischio di contatto con acqua deve essere autorizzato da un medico oculista, deve essere riservato a casi rari e non diversamente risolvibili (ad es. giocatori di pallanuoto professionisti) ed il portatore deve essere costantemente monitorato dal medico. Leggi questo interessante articolo sui rischi connessi all’uso delle lenti a contatto in acqua.
  • Non utilizzare le lenti oltre il tempo giornaliero specificamente indicato del vostro contattologo. Se si ha bisogno di superare le ore concordate è necessario parlarne con lo specialista per valutare se la lente in uso è idonea o se deve essere cambiato il materiale della stessa.
  • Evita di dormire con le lenti,  salvo che esse siano del tipo adatto a tale utilizzo e sempre previo indicazione del professionista che ti segue.
  • In caso di esposizione al sole proteggi gli occhi con occhiali idonei e le cui lenti siano con protezione UV anche se la lente a contatto ha già una protezione UV. La lente a contatto protegge infatti la zona centrale dell’occhio (cornea e strutture sottostanti) ma non la periferia (congiuntiva, palpebra e annessi).
  • Togli subito le lenti a contatto se senti fastidio, se hai occhi arrossati o non vedi bene. Se il problema persiste dopo aver tolto le lenti contatta il tuo applicatore o un professionista quanto prima.

L’immagine in apertura dell’articolo riporta le indicazioni sintetiche standard della SOptI – Società Optometrica Italiana che rappresenta il riferimento standard per l’optometria e la tecnica di lenti a contatto in Italia.

Lenti a contatto: consigli utili2020-01-29T13:55:04+00:00

Disturbi visivi al videoterminale e possibili soluzioni

Negli ultimi anni è diventato sempre più frequente l’utilizzo del monitor, sia sul posto di lavoro che nelle proprie case.

Il Videoterminale (VDT) di per se non provoca disturbi, piuttosto è un uso non corretto dello stesso a determinare l’insorgenza di un malessere localizzato agli occhi, alla testa, al collo, ecc.

Studi scientifici qualificati hanno fugato ogni falso allarmismo su argomenti comunemente additati come possibili cause di disagio quali ‘radiazioni’ o campi elettromagnetici.

All’origine del malessere determinato dall’uso del VDT, la cosiddetta Office Eye Syndrome , possono essere difetti visivi non corretti, o non diagnosticati, oppure una irritazione oculare cronica a volte dovuto proprio all’uso del VDT. Altre volte ancora possono esservi altre cause come quelle determinate dalla postura stessa dell’operatore dinanzi allo schermo, il contrasto e la luminosità del monitor o la posizione dello schermo all’interno della stanza operativa.

I disturbi legati al videoterminale

I disturbi che ne possono conseguire si possono distinguere in tre gruppi:

1) Affaticamento visivo (astenopia)
2) Disturbi muscolo scheletrici da postura e movimenti ripetitivi
3) Affaticamento mentale (stress)

In questa trattazione parleremo dell ‘Affaticamento visivo’.
Dagli studi epidemiologici sui video terminalisti sono emersi, con una certa frequenza, questi disturbi visivi che vanno sotto il nome di ‘astenopia’: bruciore oculare, visione sfocata o doppia, cefalea, lacrimazione, prurito, frequente ammiccamento, arrossamento della congiuntiva, spasmo palpebrale.

Molta letteratura scientifica concorda nel ritenere questi fastidi transitori e reversibili con il riposo, anche se, quando lo stress visivo derivante diventa eccessivo, si perviene ad adattamenti organici che hanno come conseguenza un peggioramento delle condizioni visive che nel tempo si struttureranno e diverranno permanenti.

L’astenopia in questione è da riportare alla sollecitazione prolungata dei muscoli oculari deputati alla messa a fuoco (accomodazione) e al centraggio dell’immagine, sollecitazione che è tanto più impegnativa quanto più l’oggetto è posto vicino. Ovviamente questo significa che è anche possibile far rilasciare questi muscoli alternando all’impegno visivo prossimale l’osservazione di oggetti lontani a tutto vantaggio del sistema visivo.

Le possibili soluzioni

Da quanto sopra si comprende perché la normativa in vigore per i videoterminalisti richiede almeno 15 minuti di pausa ogni 2 ore di lavoro. La cosa può esser ulteriormente migliorata seguendo anche altre procedure. Va inoltre ricordato che lo sforzo dei muscoli oculari è per lo più svolto in maniera inconsapevole e solo a fine giornata se ne risentono le conseguenze quando non vengono adottate le misure preventive previste.

Pure importante è la distanza del video dagli occhi. Questo dovrebbe essere ad almeno 50-70 cm onde non creare stress ai muscoli dell’accomodazione e della convergenza, considerando anche che il punto prossimo di messa a fuoco si allontanerà gradualmente con l’età fino ad essere di circa 50 cm a 45-50 anni.

I fattori visivi

I fattori visivi che influenzano l’affaticamento visivo:

1) I vizi di refrazione non corretti o corretti non sufficientemente: (molto spesso non ci si rende conto di difetti visivi lievi che in questo tipo di lavoro diventano un elemento critico)

2) I disturbi della convergenza (eteroforie) che possono limitare la cooperazione binoculare

3) Le condizioni illuminotecniche: abbagliamenti diretti e riflessi

4) L’inquinamento indoor: crea sintomi su base irritativa (sostanze volatili , fumo di sigarette, ecc, oltre a polverosità e secchezza ambientale)

5) Orario di lavoro: protrarsi eccessivo di sforzi accomodativi e di convergenza

6) Tipo di lavoro: l’impegno visivo ha la sua influenza sul carico accomodativo e mentale

Disturbi visivi al videoterminale e possibili soluzioni2020-01-24T09:32:20+00:00